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Mitologie

di Gianfranco Palmery

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Gianfranco Palmery

 

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Fuori collana

Gianfranco Palmery
Mitologie
Con un disegno di Nancy Watkins
1981 Pagine 36 Euro 8,00

Prima edizione di cinquecento esemplari numerati

ISBN 978-88-89299-00-5

Gianfranco Palmery Mitologie

Le mitologie di Palmery si rifanno a miti d’ieri, dolorosamente e ironicamente attualizzati. Sono decadute, degradate mitologie. Cosa mai ha a che fare il personaggio della poesia Don Giovanni all’inferno (a parte il titolo, ovviamente parodico), con il «calmo eroe» baudelairiano, chiuso nel suo infernale orgoglio di eslege? Qui Don Giovanni è un seduttore da strada che non seduce, non ha profilo né sfondo, è una smania incarnata e inesausta che richiama semmai lo sbarbariano «volgersi al frusciare d’ogni gonna»... Così Amleto, nella poesia intitolata con evidenza paradossale Amleto re: un Amleto che ha conosciuto l’inane e terribile trappola degli aut-aut, ma ne è uscito fuori da un pezzo, annoiatissimo d’un ruolo cui lo condannano le circostanze.
Vi è in questa poesia un dato di partenza che si può definire «esperienziale», che tende subito ad essere teatralizzato: in voci monologanti, in impersonale coralità o in apostrofi... Nelle poesie della seconda sezione, Le tenebre, in cui l’autore, abbandonate le maschere inziatiche, parla in prima persona, un’ironica accettazione, una goduta convivenza dei contrari si enuncia con perentorietà. Niente di aulico in questo stile, piuttosto una tensione autonegata verso il sublime: si vedano i reiterati enjambement, che provano tenuta di respiro e insieme determinano costanti fratture del senso e del ritmo, come gli accostamenti di alto e basso. Benché si avvalga di un ricco apparato retorico – allitterazioni, omofonie, rime interne ed esterne... – carattere dominante del linguaggio è l’essenzialità, soprattutto l’intensità. Si sente che l’autore ha in orrore il descrittivo, e vuole stabilire – con consapevole alterità rispetto agli indirizzi correnti – il diritto della poesia a non perdersi in sbrodolature prosastiche, di affermare la sua più alta sovranità che è quella di confinare con il silenzio.


da Mitologie


I ricordi

Oh ancora rapiscimi
autobus delle notti fiamma e tuono:
vagone d’aria e di luce vacillante
che t’avventi nel buio vibrando
i fianchi gonfi di rovina più veloce
della vendetta divina che m’inseguiva:

e qui mi riportavi dove nella solitudine
della notte senza desideri ora ti ascolto
e risusciti i morti desideri, intoni
il coro dei ricordi, canna d’organo in rivolta,
con la tua solitaria stridente musica

– dopo il vano girovagare, la povera
evasione di dannati in angoli fiochi
addormentati osservavo gl’infernali
miei compagni di viaggio

 

Recensioni

GIANFRANCO PALMERY. MITOLOGIE

di Lucio Felici

da «Studi Romani»

[...] Quella di Palmery è una lirica raffinata e crudele, che si accanisce sull’anima e sul corpo per demolire ogni trucco o mitologia, in un angoscioso e impietoso agonismo dell’«io» con se stesso, in un incessante spiare di moti furtivi, scatti felini (l’immagine ricorrente del gatto) tragicamente – e ironicamente – proiettati in cortei di fantasmi e tenebre [...] (per la recensione completa)


SU PALMERY E MITOLOGIE

di Raffaele Pellecchia

da La poesia nel Lazio

[...] La poesia di Palmery è una poesia postuma: è la registrazione di una sconfitta esistenziale e dei rari e già saputi fallimentari tentativi di fuga, ovvero l’ipostasi dell’ineludibilità della resa: i suoi emblemi sono Amleto, il catoblepa che divora se stesso, Don Giovanni all’inferno, il Minotauro prigioniero nel labirinto. [...] (per la recensione completa)

 

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